L’ultima volta che scesi in piazza

Pubblicato: ottobre 11, 2010 in Letteratura, Politica
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Ero in ritardo…  correvo a perdifiato verso la grande piazza della città… volevo essere in prima fila, ma ero clamorosamente in ritardo. Quando si trattava di scendere in piazza per difendere i nostri diritti non mi ero mai tirato indietro. Questa volta il motivo era di quelli importanti anzi, probabilmente era il più importante in assoluto. Ed io purtroppo ero in ritardo. Continuavo a correre senza sosta per raggiungere i miei compagni e urlare insieme a loro la nostra richiesta contro qualsiasi politicante o potente si fosse presentato…

Le vie erano deserte. Si sentiva distinto il rumore dei miei passi che si rincorrevano sulla strada. A giudicare dalla desolazione, tutta la città doveva per forza di cose essere adunata in piazza… Ero in ritardo, ma allo stesso tempo le vie della città che correvo vuote, mi rendevano più felice che mai… Questa volta il popolo stava partecipando in massa! Più mi avvicinavo più il suono della  corsa veniva sovrastato dal clamore della folla che stavo per raggiungere…

Il cuore mi batteva forte per lo sforzo fisico e quasi raddoppiava i battiti per l’emozione di vivere un momento storico.  Poi lo spettacolo mi riempì gli occhi e l’anima…Finalmente raggiunsi la piazza. Gremita. Stracolma di gente in ogni suo spazio…in ogni angolo… e molti altri continuavano ad affluire. Cercai i miei compagni, ma era davvero complicato muoversi tra la folla. Anche arrampicandomi sugli appigli più alti non riuscivo a trovarli…

“Fa niente!” pensai. “Tanto siamo qui tutti per la stessa cosa e questa volta ci faremo sentire!”…

In fondo tutti quegli individui era come se fossero miei fratelli, erano i miei nuovi compagni. Faceva caldo e la folla era lì da ore… riflettei sulla loro pazienza, sulla loro tenacia e sorrisi… quel sorriso lo rivolsi al sole alzando il viso ad occhi chiusi. Ero soddisfatto. La mia anima rideva eccitata.

 In quel preciso momento dietro di me si avvicinò qualcuno sussurrandomi:  “Attento! È pieno di manifestanti mercenari. Sporchi venduti. Forse sono più di noi”…

Mi girai di scatto ma quello si era già allontanato… “Hey!” gridai, ma lui era già confuso nella folla.

Cosa voleva dire? Cosa diavolo voleva dire? Non eravamo lì tutti per lo stesso motivo? Non eravamo lì tutti per gli stessi ideali? Per difendere i nostri diritti?

Cominciai a guardare sospettoso i volti di chi mi era accanto. Non potevo credere che quella voce dicesse il vero… mi immersi tra la folla lasciandomi trasportare come una foglia al vento… origliai i loro discorsi… mi lasciai trascinare e attraversai la piazza ascoltando le parole che si scambiavano… uscii dalla marea umana con il viso solcato di lacrime… era vero! Era tutto vero!

Tra la folla c’era un’altra folla. Una moltitudine di persone pagate per venire a manifestare il pensiero opposto al mio… al nostro. Persone pagate, sobillate, fomentate per andare contro i nostri ideali, per andare contro le nostre richieste, la nostra volontà. In cambio di denaro o in cambio di un semplice viaggio spesato in questa città.

Il giorno che per me doveva essere l’inizio della rivoluzione mi si presentò agli occhi come un incubo di incommensurabile mostruosità… la rabbia mi paralizzò gli arti… i nervi divennero tesi… poi sentì il flusso del sangue arrivare alla testa.

La traversata della piazza mi aveva devastato ero ormai nel punto opposto a dove si sarebbero dovuti presentare i governanti e i vari rappresentanti… Mi arrampicai agilmente su un vecchio edificio e raggiunto il tetto iniziai a gridare verso la folla:

-“Quanto vi hanno PAGATO? Quanto costa la vostra VILE ANIMAAA!? Per quanto avete venduto il vuoto di idee che avetee!? Quanto è costato il noleggio di quel vuoto per farvi mettere le idee e la foga di altri?

-“FRATELLI!!!!” mi rivolsi idealmente a quelli che sarebbero stati dalla mia parte -“Questo posto è pieno di mercenari dell’anima che urleranno e manifesteranno contro i nostri ideali e non perché la pensano in maniera opposta a noi, ma perché sono stati pagati per farlo… A voi mercenari dico: mi fate schifo!MI  FATE SCHIFO!”.

Nella zona sottostante l’edificio scoppiò il finimondo… c’era gente che inveiva contro di me altri che tentavano di difendermi… qualche focolaio di risse che venne subito sedato. Solo un decimo della piazza si poteva accorgere che un pazzo urlava qualcosa da un tetto.

– Bestemmiatori di voi stessi… tornatevene a CASA! Lasciate che oggi noi possiamo gridare per la difesa dei nostri valori. SONO I NOSTRI VALORI, quello per cui noi MORIREMMO! Non venite a calpestare quello che per noi è un buon motivo per morire con la vostra anima corrotta! Non lasciate che la nostra protesta venga soffocata da voci comprate con i soldi…

Non permettete che ciò accada, perché se oggi venderete la vostra voce e la vostra persona ne trarrà beneficio solo chi l’avrà comprata: il potente di turno che oggi vi regala qualcosa e domani schiaccerà anche voi!

Urlavo con le lacrime agli occhi e la rabbia che premeva sulle vene della testa.

Dalla parte opposta della piazza accadeva qualcos’altro… intravedevo alcuni uomini politici e altri personaggi influenti che parlavano tra loro e a volte con la folla…ma non capivo cosa stesse accadendo.

 In quel momento venni raggiunto sul tetto da un gruppo di energumeni… mi trascinarono giù con forza. Mi portarono in una vietta isolata dove quattro o cinque individui mi pestarono. Calci. Pugni. Sputi.

Eccoti i tuoi ideali, merda che non sei altro!” questo fu l’ultimo messaggio che mi diedero accompagnato dall’ultimo calcio allo stomaco… se ne andarono.

Restai a terra qualche minuto a capire se fossi vivo e cosa c’era ancora di sano in me… al ronzio alla testa prese il posto il clamore della folla nella piazza adiacente.

Ancora steso a terra potei sentire il silenzio impossessarsi della piazza… poi l’improvviso urlo del governatore:

Chi volete libero? Barabba o Gesù?”…

Rispose il clamore della folla. Riuscivo a sentire il netto prevalere della voce puttana, che scandiva il nome di Barabba. Non ricordo più niente … svenni.

Mi risvegliò dopo alcune ore la pioggia che cadde quel giorno a Gerusalemme.

Non scesi più in piazza. Quando 20 anni dopo morii, l’ultimo pensiero lo rivolsi alla speranza che fra duemila anni le cose sarebbero potute andare diversamente…

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commenti
  1. vittorio esposito ha detto:

    bello, tenero nei contenuti, come al solito, ma un po’ meno scattante. . ::-))

  2. Isabella Bruno ha detto:

    suspence …. finale imprevedibile …. drammatico e tanto triste …. se non è riuscito Gesù Cristo con la logica della non violenza…. chissà cosa potremo mai fare noi!!

  3. silvana ha detto:

    bello, imprevedibile e terribilmente vero!

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